giovedì 22 gennaio 2015

Foto di Famiglia con Salafiti





Prendo davanti agli occhi le foto dei  due terroristi. Vedo il
footage del loro rap per le vie della banlieue. Facce sbarbate,
normali, franco-algerine. Hanno poco più di 30 anni e comprendo
il loro ciondolare, il muoversi delle mani, le rime che sputano fuori.
Tre anni di galera per uno che aveva organizzato il flusso di
armati ai tempi della Guerra in Iraq. Poi il bancone del pesce
per uno, il delivery delle pizze per l'altro. In carcere l'incontro
con l'Islam e la svolta: basta con i piccoli vandalismi, le rivolte
di strada, l'hip hop, il boicottaggio inefficace di Israele, le risse
con i fascisti lepeniani. Il bisogno è verso qualcosa che vada
alla radice. "MY SPIRITUALITY DETERMINES REALITY"
rappavano nel '95 i Fun'da'mental. Capisco queste cose e me
ne faccio paura, perché il background nel quale si sono sviluppati
i ragazzi è lo stesso che mi ha visto ragazzo negli anni '90: Public
Enemy, le lyrics taglienti come rasoi, la Nation of Islam, la rabbia
per gli Stati Uniti che tutto tracimano, ingoiano e rigettano. La
rivoluzione che ci portava il melting pot delle razze, la HAINE.
Ci si sperava allora. Si credeva che più immigrazione e falsa
integrazione avrebbero portato a condizioni esplosive e ad
autentiche sommosse di strada guidate dalla Sinistra Intelligente.
Invece eccoli qui, Cherif e Said Kouachi, 32 e 34 anni a recare
morte con i kalshnikov a un gruppo di sprovveduti con le penne
in mano. Non è un attacco pianificato dai cervelloni di Al Qaeda,
come vogliono farci credere. Sono due e giovani uomini, lasciati
a languire tra palazzoni e disoccupazione, droga e alcol, saccheggi
e rapine. Vita normale di banlieue. Gente che si esercitava a sparare
in moschea. E sapete cosa vi dico? Li abbiamo creati Noi. Li abbiamo
messi in un cul-de-sac, buttati nel cesso e tirato la catena. Ma loro
sono riemersi, come fanno ogni tanto i coccodrilli, e hanno cominciato
a mordere. La Verità è che abbiamo preso una parte della popolazione
nera e meticcia, sottoqualificata, emarginata, deprivata, non riqualificabile
e l'abbiamo chiusa in ermetici ghetti a prova di speranza e futuro. C'è
da meravigliarsi se, crescendo, questi ragazzi impugnano il mitra e si
lasciano incantare dal primo predicatore salafita fanatizzato? Il vuoto alla
pancia e al cervello non si riempie con la buona Volontà ma con
politiche sociali giuste e una maggiore considerazione per quella
fetta della popolazione giovane che non sogna Maria De Filippi
o X Factor bensì, al contrario, Giustizia e Pane per la propria Gente.
Spengo la televisione e mi passo la mano sugli occhi. Ricordi
impellenti mi tornano in superficie: Le Posse, Assalti Frontali, AK-47
e compagnia combattente. Siamo stati anche Noi a un passo dallo
scivolare e dal prendere quei maledetti fucili mitragliatori se qualcuno
fosse passato a darceli. Ennui, frustrazione, diversità, rabbia, ascetismo
e militanza. E questo era Tutto. Ma solo fino a ieri. E Parigi non vale più
nemmeno una Messa.







giovedì 15 gennaio 2015

Abdul-Wahaab




Gli occhi erano bizzarramente di un azzurro spaventoso,
i capelli, come si usa, rasati dalle parti e gellati alla sommità
con un'onda anni venti che Lo rendeva ancor più irresistibile.
Abdul-Wahaab mi osservava mentre sollevava dall'alto verso
il basso il corano e mi spiegava come mai le masse della
banlieue si stessero convertendo al Salafismo. Aveva 24
 anni e una punta di barbetta nerissima sul mento. Aveva
nel curriculum studi eccellenti pur provenendo da un contesto
povero e marginale. Aveva messo la testa al servizio di diversi
piani e aveva ottenuto tutto. Adesso frequentava Filosofia alla
Sorbona con splendidi risultati e durante l'Estate era finito in
 Siria a combattere quattro mesi per il Califfato. Ricordo che
pensai :"C'è Chi l'estate la passa in Erasmus e chi a sparare
con il kalashnikov sugli Infedeli". Abdul-Wahaab stava
allestendo un attentato alla metropolitana di Parigi e, nel
frattempo, continuava a non perdermi gli occhi un istante
con quelle sue pupille azzurre. Finì con il parlarmi tutta la
notte di Pii Antenati, Compagni e Seguaci mentre agitava
il labro sacro nella destra e il rosario nella sinistra. Senza
smarrire il filo e quella sua complessione da fotomodello
mi dettagliava su come si sarebbe fatto saltare in aria su
uno dei convogli che arrestavano nel cuore economico
della Ville e su come non fosse minimamente spaventato
o pentito. Io continuavo a bere birra mancandogli di rispetto
ma non mi importava, arrivati a quel punto. Gli chiesi dei suoi
genitori e mi confermò che suo padre era un calzolaio a Saint
Denis mentre la madre una norvegese, arrivata in Francia
per completare i suoi studi e convertitasi a quell'uomo gentile
e più vecchio che mai aveva tentato di imporle nulla. Avevano
vissuto a lungo da poveri nella banlieue perché papà non
gradiva che Lei lavorasse, ma pensava dovesse accudire unicamente
i figli. Ne aveva avuti quattro, tutti meticci e bellissimi. Abdul-Wahaab
me li fece vedere Tutti, incorniciati su sfondi di poco prezzo e
 tanta mestizia. Stavano tutti radunati: una bella famiglia mista
che, poco alla volta, era uscita dalla miseria. "Moriranno tanti
innocenti" Gli dissi. "Nessuno è Innocente" Mi rispose piano,
quasi sussurrando. "C'hanno tenuto in gabbia per troppo tempo,
e quando il leone si libera non fa differenza tra innocenti e
colpevoli." "Potrebbe esserci anche un ragazzino Abdul-Wahaab
lungo quel tragitto" Gli feci notare. "La vita è marginale" concluse
con un sorriso smagliante e sollevando la mano a segnalare che
il nostro colloquio era finito e che potevo togliere la birra doppio
malto dal suo tavolo. Fu l'unico momento in cui lo vidi smorzare
le labbra con un'ombra di disprezzo. "E Se Ti denunciassi, come farò?".
Gli dissi, stringendogli la mano sulla porta. "Cosa troveranno? Nessuno
Ti ha detto Nulla e dentro il mio appartamento non ci sarà nulla.
Potrà essere tra cinque, dieci anni o forse mai." E mi scoccò uno
sguardo obliquo baciandomi quattro volte sulle guance. Tornai a
casa un po' insaccato e quella notte feci strani sogni: v'erano delle
scatolette di peltro sparse su un terreno desertico. Erano disegnate
magnificamente e brillavano forte sotto i raggi del sole. Curioso le
 avevo aperte e dentro vi avevo trovato dei minuscoli scorpioni
dalla coda dorata. Alzando il capo potevo vedere che la Luna non era
 stata ancora estinta dal sole e che si disegnava, evanescente,
contro la volta laterale dei cielo. Solo che non era più tale, non era piena, intendo. 
Bensì era una mezzaluna.













venerdì 8 novembre 2013

Dio

Strada bifolca, gamba ruminosa

ho lasciato a sinistra rocce strane

in guisa di artigli, e a destra azalee

sotto l'usbergo di una volta novembrina,

percorro in un leggero ansimo insieme

al passo tutto il mio tempo trascorso

e lascio intonsa l'ultima locanda, la faccio

sfilare indifferente, oggi non ho voglia di gente,

trascorrono le aspre dorature della stagione

e il fiato si fa caldo mentre mi inoltro

sotto una volta di pini e spingo le ginocchia,

intenso il percorso si anima di pensieri chiari

e il cervello si specchia e lucida come fosse

lavato nella sabbia. Ho dimenticato da parecchio

la saggezza di un'ascesa solitaria e avevo sepolto

come poltiglia di cattolici i pellegrinaggi, ora, quale

scherzo del Destino mi accingo a sbarcare in alto,

a un santuario. Non ho progetto particolari, non

visiterò i Fratelli, non mi lancerò bocconi sul

pavimento scheggiato della chiesetta, voglio solo

lasciar correre l'anima e vedere fin dove conduce,

oggi ho desiderio di cuori impavidi e nebbia odorosa.





strada per il santuario

di S. Valentino

1 novembre 2013







giovedì 31 ottobre 2013

Teppisti

Spaventato da un guizzo
rosolo le montagne
indulgo sul sentimento
e strizzo l'hardcore
semino tempesta
per ricordarmi, poi
della bellezza di questi
luoghi sommersi,
inondati dalla pioggia,
a novembre spuntano
le luci
e verso le sette si scende
di nuovo a valle
vaghi come l'Orsa Maggiore
affastellati dal buio
affratellati dalle nuove pianure
tutta l'insenatura e il golfo
delle Città
arroventati al neon
ci accolgono
simili al boudoir
della valeriana rosa
fanno largo
alla nostra insonnia

venerdì 18 ottobre 2013

Nuovi Campanili

Terra infestata, grama Italia! Ma con dolci ondulazioni
che mi conducono attraverso le tue bordures, e i paesi
avvinghiati al semisole e sull'orlo della penombra in festa,
gorgheggi e spazi dai terrazzamenti alle spose e sei fradicia
di fango quando dissodano una frana. Roma, con il capo
piegato e il ghigno da coltello, Firenze che spodesti i falchi!
Napoli incline alla suburra e Milano abbandonata ai mercanti.
Venezia che scivola sulle monetine e Torino incantesimo da
revenants della seconda, bolsa ondata...Palermo sommersa
da un sole piagato, Bolzano e Trieste che si susseguono in
fila impeccabile come se si trattasse sempre di pagare le tasse
a un Dio ordinato....Ti ho risalita e maledetta, poi mi sono alzato
e ho imprecato ma sempre, al termine della sera, Ti ho benedetta
perchè piangi e non versi lacrime, ridi e la tua bocca è immobile,
Ti paralizzi e poi corri come un cerbiatto, dipingi sul viso spesso
e contratto un trucco da baldracca ma poi ti riconosco bimba sotto
le sottane della nonna indiavolata. Tu, assente e precaria, lurida ed
elegante, raffinata e dodecafonica, passeggi con i raggi in tasca e
mi chiedi un pò di fumo, navighi sopra le macchie d'asfalto e accogli
chiunque rancorosa ma buona, alle tue serate mi diverto e passo gli
amici, rimesto nel truogolo e mi spazzolo i denti, ramazzo volantini
e percorro chilometri sotto gli abeti fino al nuovo party in cima alle
barricate. Molotov e asbesto, parcheggi i desideri pii su otto file e ti
rammarichi quando sto per partire su un treno scassato. Ma non posso
veramente lasciarti: trascino le mie valigie meste e già penso alla
prossima volta, quando faremo l'amore nel tuo monolocale esausto e
penetreremo ancora più a fondo nei tuoi larghi misteri, Italia, fondamento
grigio in stanza accigliata, percorso al cuore sopra vie ribelli e insensate.
 


 

 

venerdì 28 giugno 2013

FOLAGRA

Se dovessi aspettare il funambolo che mi passa
le sigarette ogni volta che mastica aria e mi trascorre
sopra con la maggiore noncuranza possibile,
allora starei fresco. Sono in compagnia di donne
e uomini, ho pagato all'ingresso per trovarmi dentro
l'aria stantìa e impregnata di marijuana. all'esterno
vagano lazzaroni e marsupiali con sei colpi nella tasca.
Davvero Bob! Non è il posto per me: comincia la musica
e pascolano i bassi mentre il funambolo continua il numero;
piego con accuratezza alcuni flyer lasciatimi dalle ragazze-
immagine e distendo le ginocchia, si levano i fumi, la mia
mente barcolla e stilla gocce di siero maleuronico, qualcosa
mi stinge ed è un tizio che veleggia tutti i muri in cerca di
pasticche. La notte aldilà del tetto immenso si strenua
nell'emicrania-passa notizie al mio cervello che esaurisce
le attività....Barra...Barra...fuori controllo