Terra infestata, grama Italia! Ma con dolci ondulazioni
che mi conducono attraverso le tue bordures, e i paesi
avvinghiati al semisole e sull'orlo della penombra in festa,
gorgheggi e spazi dai terrazzamenti alle spose e sei fradicia
di fango quando dissodano una frana. Roma, con il capo
piegato e il ghigno da coltello, Firenze che spodesti i falchi!
Napoli incline alla suburra e Milano abbandonata ai mercanti.
Venezia che scivola sulle monetine e Torino incantesimo da
revenants della seconda, bolsa ondata...Palermo sommersa
da un sole piagato, Bolzano e Trieste che si susseguono in
fila impeccabile come se si trattasse sempre di pagare le tasse
a un Dio ordinato....Ti ho risalita e maledetta, poi mi sono alzato
e ho imprecato ma sempre, al termine della sera, Ti ho benedetta
perchè piangi e non versi lacrime, ridi e la tua bocca è immobile,
Ti paralizzi e poi corri come un cerbiatto, dipingi sul viso spesso
e contratto un trucco da baldracca ma poi ti riconosco bimba sotto
le sottane della nonna indiavolata. Tu, assente e precaria, lurida ed
elegante, raffinata e dodecafonica, passeggi con i raggi in tasca e
mi chiedi un pò di fumo, navighi sopra le macchie d'asfalto e accogli
chiunque rancorosa ma buona, alle tue serate mi diverto e passo gli
amici, rimesto nel truogolo e mi spazzolo i denti, ramazzo volantini
e percorro chilometri sotto gli abeti fino al nuovo party in cima alle
barricate. Molotov e asbesto, parcheggi i desideri pii su otto file e ti
rammarichi quando sto per partire su un treno scassato. Ma non posso
veramente lasciarti: trascino le mie valigie meste e già penso alla
prossima volta, quando faremo l'amore nel tuo monolocale esausto e
penetreremo ancora più a fondo nei tuoi larghi misteri, Italia, fondamento
grigio in stanza accigliata, percorso al cuore sopra vie ribelli e insensate.

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